Bruno Munari nei FabLab

Un mondo nuovo per me.Ho scoperto che la ricchissima esperienza di Bruno Munari (1907-1998) è una fonte di ispirazione enorme per chi vive oggi in un FabLab. Alcuni elementi mi hanno colpito di più.La necessità di calare l’arte, il bello nella quotidianità, in oggetti nostri, normali, appunto quotidiani.

Necessità perchè vogliamo che la nostra vita sia bella. Poi l’interesse per lo spazio da dare alla creatività nell’educazione e tanti suggerimenti, testi, esperimenti orientati in questo senso. La stessa attenzione che caratterizza storicamente il nostro FabLab e ci guida. Creatività che deve realizzarsi nelle cose concrete, nel fare (making) e che vede l’utilizzo dell’analogico che può essere valorizzato dall’incontro con il digitale.E già nel titolo emerge una situazione problematica per ogni FabLab.

Rompere per conoscere… come gestire la creatività nell’ordine? Dobbiamo “rompere per conoscere” e rompere provoca disordine. Rompere lo associamo al termine errore. E errore lo associamo a qualcosa di sbagliato, qualcosa da evitare. Quanti di noi, quando eravamo bimbi, siamo stati abituati a strappare la pagina del quaderno delle elementari nella quale c’era una parola non scritta correttamente? Errore da eliminare, nulla deve rimanere dell’evento luttuoso.

Esattamente il contrario di quanto deve avvenire in campo informatico, la scienza in maggiore evoluzione. La qualità di qualsiasi prodotto informatico dipende dal debugging. Il termine ha al suo centro l’errore, il bug… l’insetto che dobbiamo trovare e correggere… ma mai dimenticare.

Solo analizzando attentamente la realtà, della quale fanno parte i bug, soltanto conoscendola… possiamo crescere.Eppure il lavoro corretto in un FabLab deve avere al suo interno l’ordine… le cose devono essere ordinate… ben sistemate… la loro gestione organizzata meticolosamente… in modo da aumentare esponenzialmente la produttività, il servizio che quelle cose rendono.Dobbiamo trovare un non semplice equilibrio fra tanti aspetti apparentemente talvolta contraddittori: ordine e disordine, creatività e organizzazione, produttività concreta e astrazione…Nella stessa linea di pensiero il concetto di “metodo aperto” di Luciano Anceschi, “concepito non come una gabbia, come una griglia interpretativa congelata e fissa, ma come uno strumento duttile, capace di mettersi in discussione e continuamente sottoposto al vaglio “dell’interrogazione”. … “Cercare la regola, ma amare l’irregolarità””

Ancora una volta termini apparentemente contraddittori di cui cerchiamo la sintesi: ordine – disordine, errore – correttezza, regola – irregolarità, gioco – regola.Se ci riusciremo… torniamo all’inizio… saremo riusciti a calare l’arte, il bello nella quotidianità, in oggetti nostri, normali, appunto quotidiani.Qualcosa di difficile, ma estremamente vivo, vero… su cui vale la pena concentrarsi.

Alcune perle dal testo…”I bambini rompono i giocattoli per vedere come sono fatti dentro. Noi, adulti, diciamo “rompere”, ma in realtà i bambini “aprono” i giocattoli per ottenere altre informazioni sull’oggetto che hanno in mano (anche noi “apriamo” un frutto per conoscerne il sapore). Questo gioco fatto di curiosità, tipico di quasi tutti i bambini, permette in effetti l’inizio di un processo che raggiungerà la conoscenza dell’oggetto in ogni particolare.”

Quando si costruisce qualcosa… “Non è l’oggetto che va conservato ma il modo, il metodo progettuale, l’esperienza modificabile pronta a produrre ancora secondo i problemi che si presentano.””La perfezione è bella ma è stupida, bisogna conoscerla ma romperla””Una persona creativa cresce con la comunità””Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare”… chi ha detto: “Lasciate che i bambini vengano a me.” forse sapeva solo che sarebbe stato più serio e divertente rapportarsi con i bimbi! 

Per chi, come me, vive in un Istituto Tecnico Tecnologico, diventa illuminante lo svisceramento dei significati di tecnologia nei tre concetti: fare, tecnica, arte.Tecnologia considerata, come indicato da McLuhan, progressiva estensione del corpo umano. 

Libro: Metodo aperto: rompere per conoscere di AA.VV.

Ringrazio Luca D’Agostino per avermi indicato il testo.  

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